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Gatti: lezioni di coccole

In Giappone si sono inventati i Neko Café (sale da té piene di mici, dove è possibile prendere un caffé elargendo carezze e grattini ai padroni-gatti di casa), ma anche non lontano da Torino, prima (e al momento unica) sede italiana di un cat-bar, le coccole sono protagoniste per una pet therapy a due binari che fa bene a chi fa e riceve tenerezze. Siamo a Monza, precisamente al rifugio di via Sardegna gestito dall’associazione Gattolandia Onlus per la tutela del Gatto, dove è operativo il “Progetto Coccole”.

Di cosa si tratta? In sostanza, il secondo e il quarto giovedì del mese, le porte del rifugio si aprono per delle vere e proprie lezioni di coccole e grattini. L’obiettivo dell’associazione è quello di favorire la socializzazione dei mici con un passato”difficile”, in modo da farli abituare alla presenza dell’uomo e facilitarne l’adozione. “A volte arrivano al nostro rifugio gatti provenienti da situazioni estremamente difficili, come animali impallinati o con gravi malattie, come la piccola Neve che aveva un tumore alle orecchie – spiega Manuela, una delle storiche volontarie dell’associazione -. A questi mici abbiamo dedicato una zona specifica della struttura, che abbiamo chiamato il Recinto Musino, che ospita gatti da un anno in avanti”.

Il “Progetto Coccole” è nato due anni fa e ha permesso a cinque ospiti del rifugio di iniziare una nuova vita. “Come associazione siamo organizzati in modo da coprire tutti i turni ma ci siamo resi conto che le necessità pratiche (pulizia cucce e lettiere, distribuzione pappe e controlli sanitari), ci impedivano di dare un adeguato tempo alle coccole – aggiunge Manuela -. Inoltre i mici interagivano inevitabilmente sempre con le stesse persone”. Così è nata l’idea del “Progetto Coccole”. L’inizitiva è aperta a tutti (anche i più piccoli, purché accompagnati dai genitori), basta prenotarsi all’indirizzo progetto.coccole@gattolandia.org, per un massimo di dieci persone a serata (dalle 20 alle 22). 

Le due ore di coccole serali, sono costantemente monitorate dai volontari dell’associazione che portano giochi e leccornie per favorire l’apertura di un canale di comunicazione con i mici e raccontano la storia dei gatti ospitati nel recinto. “L’approccio comincia con giochi e cibo dato dalle mani – sottolineano dall’associazione – poi si passa a prendere il braccio i gatti, fino all’ultimo step: metterli nel trasportino senza suscitare in loro paura”.

Il distacco dai primi mici, spiega Manuela, “è stato difficile” perché i volontari temevano da un lato l’allontamanento dall’ambiente noto del rifugio (“Temevamo che si fossero aperti perché circondati da certezze”), dall’altro l’approdo a una vita “casalinga” oltre che l’effetto del distacco sugli altri gatti del recinto, che perdevano i “mici più socializzati”. “In realtà, è andato tutto bene”, dice Manuela parlando delle storie dei gatti adottati dopo il “Progetto Coccole” (da Arsenio a Citroen). Ora l’obiettivo è andare avanti: “Vorremmo che il progetto fosse attivo una volta a settimana perché è un’occasione per aumentare il benessere emotivo dei mici, ma per farlo ci servono più volontari”, dice Manuela. Insomma, potere alle coccole.

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